Il dolore all’inguine viene spesso associato a un problema dell’anca. In molti casi è effettivamente così, ma la sede in cui viene percepito il dolore non permette, da sola, di identificarne l’origine. Un disturbo dell’anca può provocare dolore inguinale, alla coscia e talvolta fino al ginocchio o più in basso. Alcune problematiche della colonna lombare possono presentarsi con dolore nella regione inguinale o nella parte anteriore della coscia. Esistono poi condizioni che coinvolgono muscoli, tendini o altre strutture della regione. La distribuzione del dolore è quindi un’informazione importante, ma deve essere interpretata insieme alle attività che lo provocano, alla mobilità, alla presenza di eventuali sintomi neurologici e all’esame clinico.
Quando il dolore all’inguine può dipendere dall’anca?
Il dolore inguinale rappresenta una localizzazione frequente nelle patologie dell’articolazione dell’anca, in particolare nella coxartrosi. Al dolore possono associarsi una progressiva riduzione della mobilità e difficoltà in attività quotidiane che richiedono una maggiore flessione o rotazione dell’anca: indossare calze e scarpe, entrare e uscire dall’auto, accavallare le gambe, alzarsi da sedute basse o affrontare le scale. Nella coxartrosi il dolore è spesso correlato al carico e all’attività. Con la progressione del quadro possono ridursi anche le distanze percorse e comparire modificazioni del cammino. Durante la valutazione clinica è importante verificare la mobilità dell’anca e capire se determinati movimenti riproducano il dolore abituale. Una riduzione della rotazione interna, ad esempio, può essere riscontrata nei quadri artrosici, ma nessun singolo movimento o test permette da solo di formulare una diagnosi. Conta l’insieme dei reperti e la loro coerenza con i sintomi riferiti dal paziente.

Il dolore dell’anca può scendere lungo la gamba?
Sì. È un aspetto che può creare confusione.
Si tende spesso ad associare un dolore che scende lungo la coscia alla colonna lombare o al nervo sciatico. In realtà il dolore originato dall’anca non rimane necessariamente confinato all’inguine. Negli studi sui pazienti con coxartrosi sono state descritte diverse distribuzioni del dolore: regione inguinale, gluteo, parte laterale dell’anca, coscia e ginocchio. In alcuni pazienti il dolore può essere percepito anche al di sotto del ginocchio. La presenza di dolore alla coscia o al ginocchio non esclude quindi un’origine dall’anca, così come un dolore irradiato non deve essere automaticamente interpretato come una sciatalgia. Diventa importante capire come il dolore si comporta durante il movimento e quali altri segni lo accompagnano.
Dolore all’inguine e mal di schiena: può dipendere dalla colonna lombare?
Anche alcune problematiche del rachide lombare possono determinare dolore nella regione dell’anca, dell’inguine o della coscia. La presenza contemporanea di lombalgia può orientare la valutazione, soprattutto quando il dolore cambia in relazione ai movimenti o alle posture del rachide. In altri casi possono comparire parestesie, alterazioni della sensibilità, riduzione della forza o modificazioni dei riflessi, elementi che rendono necessario approfondire un possibile interessamento neurologico.
Anche in questo caso è meglio evitare automatismi.
Una risonanza magnetica lombare che descrive protrusioni discali, ernie o alterazioni degenerative non dimostra necessariamente che il dolore inguinale derivi dalla colonna. Questi reperti devono essere messi in relazione con la storia clinica e con quanto emerge dalla visita. Lo stesso principio vale quando una radiografia dell’anca mostra segni di artrosi: il reperto strumentale deve essere coerente con il quadro clinico.
Anca e colonna possono essere coinvolte contemporaneamente
La distinzione non è sempre “anca oppure schiena”.
Soprattutto con l’aumentare dell’età, possono coesistere alterazioni degenerative sia dell’anca sia della colonna lombare. Questa sovrapposizione viene descritta anche con il termine hip-spine syndrome. Una radiografia può quindi mostrare artrosi dell’anca mentre una risonanza lombare evidenzia discopatie o protrusioni. Entrambi gli esami possono essere “positivi”. Il problema clinico è capire quale reperto sia effettivamente correlato ai sintomi e quale distretto contribuisca maggiormente alla limitazione funzionale. In alcuni pazienti può essere predominante l’anca, in altri la colonna; in altri ancora entrambe possono contribuire al quadro. Per questo motivo la semplice presenza di un’alterazione strutturale a un esame non dovrebbe essere considerata automaticamente la diagnosi.
Il dolore inguinale può avere altre cause?
Anca e colonna non esauriscono le possibili origini del dolore inguinale.
Muscoli e tendini della regione possono essere coinvolti, soprattutto nelle persone fisicamente attive o dopo variazioni importanti dei carichi di allenamento. Adduttori e ileopsoas rappresentano alcuni dei distretti che possono produrre sintomatologia in questa sede. Esistono inoltre problematiche della parete addominale e della regione inguinale, tra cui l’ernia, e condizioni meno frequenti che richiedono un inquadramento differente. Età, modalità di insorgenza e contesto modificano il ragionamento. Un dolore comparso dopo un gesto sportivo in una persona giovane richiede considerazioni diverse rispetto a un dolore progressivo durante il cammino in una persona anziana. Alcune situazioni richiedono inoltre una valutazione medica tempestiva: un dolore insorto dopo un trauma importante, l’impossibilità a sostenere il carico, la presenza di febbre o altri sintomi sistemici, un dolore notturno ingravescente non modificato dalla posizione oppure la comparsa di deficit neurologici progressivi.
Come capire se il dolore viene dall’anca o dalla schiena?
Il primo passaggio è ricostruire il comportamento del sintomo.
Dove inizia il dolore? Dove si irradia? Compare camminando oppure da seduti? Cambia salendo le scale? È difficile entrare in auto o indossare le scarpe? Le posture o i movimenti della colonna lo modificano? Sono presenti formicolii o alterazioni della sensibilità? Queste informazioni orientano la valutazione clinica e funzionale. La visita può comprendere l’esame della mobilità dell’anca e del rachide lombare, la valutazione della forza muscolare e del cammino e test specifici utilizzati per riprodurre o modificare la sintomatologia. Quando il quadro lo richiede vengono valutati anche sensibilità, riflessi e altri elementi dell’esame neurologico.
Il percorso può essere sintetizzato in una sequenza:
caratteristiche del dolore → valutazione clinica e funzionale → ipotesi diagnostica → eventuali accertamenti mirati.
L’esame strumentale serve a rispondere a una domanda clinica, non a sostituire la valutazione.
Radiografia, risonanza magnetica o ecografia?
Non esiste un esame migliore in assoluto per il dolore inguinale.
Quando si sospetta una problematica articolare cronica dell’anca e l’imaging è necessario, la radiografia rappresenta generalmente l’esame di primo livello. Permette di valutare, tra gli altri aspetti, la presenza e l’entità delle alterazioni artrosiche. La risonanza magnetica può essere indicata in situazioni selezionate, quando è necessario approfondire strutture non adeguatamente valutabili con la radiografia o quando il quadro clinico pone domande diagnostiche differenti. L’ecografia trova invece indicazione soprattutto nello studio di determinate strutture muscolo-tendinee e dei tessuti superficiali.
La scelta dell’esame dipende quindi dal problema che si sta cercando di chiarire.
Anche l’artrosi merita una precisazione: la gravità delle alterazioni visibili agli esami e l’intensità dei sintomi non sempre procedono insieme. È possibile osservare alterazioni radiologiche significative in persone con limitazioni relativamente modeste e, al contrario, sintomi importanti in presenza di reperti meno marcati.
Dal sintomo alla diagnosi
Un dolore percepito all’inguine può originare dall’anca, dalla colonna lombare o da altre strutture della regione. In alcuni pazienti più componenti possono essere presenti contemporaneamente. La sede del dolore fornisce un primo orientamento, ma raramente è sufficiente da sola. Capire quali movimenti modificano il sintomo, quali attività sono diventate difficili e quali reperti emergono dalla valutazione clinica permette di formulare un’ipotesi più precisa e di scegliere, quando necessari, gli accertamenti appropriati.
L’obiettivo non è trovare semplicemente un’alterazione in una radiografia o in una risonanza, ma capire se quell’alterazione spiega realmente il dolore e la limitazione funzionale della persona.
Bibliografia essenziale
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